I Racconti dell'Alhambra
Washington Irving (1783-1859), considerato il «patriarca della letteratura americana» e «il miglior scrittore di lingua inglese del suo tempo», ebbe il privilegio di vivere nell'Alhambra mentre scriveva i Racconti dell'Alhambra. Dopo aver raccolto le leggende degli abitanti dell'Alhambra e aver studiato negli archivi della biblioteca universitaria di Granada, creò un genere di narrativa fantastica di lettura imprescindibile.
Washington Irving è così amato a Granada che una targa lo ricorda accanto alla porta della Giustizia. Una parte dei palazzi porta anche il nome di stanze di Washington Irving, perché vi abitò (anche lì c'è una targa commemorativa). I suoi Racconti dell'Alhambra sono stati tradotti in moltissime lingue e pubblicati da numerosi editori.
WASHINGTON IRVING, New York 1783 - Tarrytown 1859
Figlio di un ricco commerciante e di madre inglese, sviluppò presto una grande passione per i libri. Autore di libri di viaggio, racconti, biografie, saggi, articoli e poesie, grande narratore, Irving contribuì ad affermare il racconto breve nella letteratura americana. Studiò legge, ma la esercitò solo per breve tempo. Viaggiò in Europa dal 1804 al 1806, a Marsiglia, Genova, Roma e in Sicilia, dove conobbe il celebre ammiraglio inglese Nelson.

Durante la guerra del 1812 Irving prestò servizio nell'esercito statunitense agli ordini del governatore militare di New York, Tompkins. Iniziò la carriera di scrittore sui giornali: collaborò al Morning Chronicle (1802-1803), di cui il fratello Peter era correttore, e pubblicò la rivista Salmagundi (1807-1808), scritta con il fratello William e James Kirke Paulding. Pubblicò una storia comica del dominio olandese a New York, Storia di New York di «Diedrich Knickerbocker»; il nome Knickerbocker divenne famoso e servì poi a indicare la prima scuola di scrittori americani, il gruppo Knickerbocker, di cui Irving fu figura principale. Il libro entrò nel folclore newyorkese e la parola Knickerbocker finì per indicare ogni newyorkese discendente dai primi coloni olandesi.

Il successo di Irving continuò con Il libro degli schizzi (1819-1820), una raccolta di racconti che gli permise di dedicarsi interamente alla scrittura. Lavorò per l'ambasciata degli Stati Uniti a Madrid (1826-1829) e fu poi segretario della legazione americana a Londra (1829-1832) agli ordini di Martin Van Buren. Durante il soggiorno in Spagna scrisse una Vita e viaggi di Cristoforo Colombo (1828), una Cronaca della conquista di Granada (1829) e Viaggi e scoperte dei compagni di Colombo (1831), tutti basati su ricerche storiche molto accurate. A Londra pubblicò i Racconti dell'Alhambra (1832), dedicati alla storia e alle leggende dei musulmani di Spagna. Tra i suoi amici letterati c'era Mary Shelley, autrice di Frankenstein. Nel 1832 tornò a New York, dove fu accolto con entusiasmo come il primo autore americano di fama internazionale. Viaggiò per tutti gli Stati Uniti e scrisse Un viaggio nelle praterie (1835). Dal 1842 al 1846 fu ambasciatore degli Stati Uniti in Spagna. Tra le sue ultime opere figurano Maometto e i suoi successori (1850) e una Vita di George Washington in cinque volumi. Irving trascorse gli ultimi anni a Tarrytown. Le sue opere principali furono pubblicate nel 1860-1861 in 21 volumi.
Leggende dell'Alhambra
Leggende della porta della Giustizia
Una leggenda sulla porta della Giustizia è legata alla costruzione stessa dell'Alhambra. Si è sempre parlato della cura messa nella sua costruzione, sia decorativa sia architettonica. Si diceva che fosse così solida che, anche attaccata da mille eserciti nemici, non sarebbe mai caduta. Così, il giorno in cui la chiave dell'arco interno della porta della Giustizia e la mano del suo arco esterno si uniranno, cioè se l'Alhambra cadrà, sarà perché è arrivata la fine del mondo.
Un'altra leggenda racconta che questo ingresso era così maestoso che nessun cavaliere a cavallo sarebbe riuscito a toccare con la punta della lancia la mano scolpita in cima all'arco esterno. Ne erano così sicuri che dicevano che chi ci fosse riuscito avrebbe conquistato il trono dell'Alhambra.
Leggenda della sala degli Abencerrajes
Il nome Abencerrajes viene dal cognome di una famiglia nobile dell'epoca, che aveva le sue case all'interno dell'Alhambra. La leggenda narra che questa famiglia avesse come rivale politica un'altra, gli Zenetes, che decisero di eliminare gli avversari con una congiura: inventarono una relazione amorosa tra la sultana e uno degli Abencerrajes, per suscitare la gelosia e l'ira del sultano. Accecato, il sultano approfittò di una festa nella sala che porta il nome della famiglia per far decapitare sopra la fontana i 37 cavalieri Abencerrajes. Si racconta che il colore rossastro che ancora oggi si vede nella vasca della fontana e nel canaletto che porta l'acqua fino alla fontana del cortile dei Leoni sia dovuto alle macchie del sangue dei cavalieri uccisi…
Il Sospiro del Moro
Dopo che i Re Cattolici ebbero strappato a Boabdil (Muhammad Abu Abd Allah) l'ultimo baluardo del dominio musulmano, il re moro e il suo seguito furono esiliati da Granada e ricevettero un piccolo territorio nelle aride Alpujarras, dove resistettero ancora qualche anno. La caduta di Granada fu attribuita alla noncuranza di Boabdil per la difesa della città e al suo amore per feste e svaghi. Sulla via dell'esilio, Boabdil non osò voltarsi verso Granada; solo quando fu molto lontano, sulla collina detta il Sospiro del Moro, si fermò e, guardando per l'ultima volta il suo palazzo, sospirò e scoppiò in lacrime. Fu allora che sua madre gli disse: «Piangi come una donna ciò che non hai saputo difendere come un uomo».
La Silla del Moro
Oltre il Generalife (guardando dall'Alhambra) si vede una collina spoglia coronata da rovine. Ancora oggi è nota come la Silla del Moro (la Sedia del Moro). Durante un'insurrezione nella città dell'Alhambra, il re Boabdil (ultimo sovrano della Granada musulmana) dovette rifugiarsi su questo monte, da dove si sedette tristemente a contemplare la sua Alhambra in rivolta…
Il soldato incantato
C'era una volta uno studente di Salamanca che d'estate viaggiava cantando al suono della chitarra per pagarsi gli studi. Arrivato a Granada la vigilia di San Giovanni, notò uno strano soldato con lancia e armatura. Alla sua domanda, il soldato rispose di essere vittima di un incantesimo da 300 anni: un alfaqui musulmano lo aveva condannato a fare la guardia al tesoro di Boabdil per l'eternità, permettendogli di uscire dal nascondiglio solo una volta ogni cento anni…
Lo studente chiese come aiutarlo. Il soldato gli offrì metà del tesoro se lo avesse aiutato a rompere l'incantesimo: servivano un sacerdote a digiuno e una giovane cristiana. La ragazza non fu difficile da trovare, ma l'unico prete disponibile era un obeso amante della buona tavola; ci volle molta fatica per convincerlo e accettò solo con la promessa di ricchezze.
Quella notte salirono al nascondiglio, nell'Alhambra, con un cesto di cibo perché il prete potesse saziare la sua gola a lavoro finito. Davanti a una torre, le pietre del muro si aprirono all'ordine del soldato, rivelando una stanza con il favoloso bottino…
Una volta dentro, durante l'incantesimo, il prete affamato si gettò sul cesto e divorò un grosso cappone. All'improvviso lo studente, la ragazza e il prete si ritrovarono fuori dalla torre, con l'ingresso sigillato… l'incantesimo si era rotto troppo presto!
Così il soldato perse l'occasione di sfuggire al suo crudele castigo e gli altri i loro sogni di ricchezza. Lo studente, però, aveva le tasche piene, il che gli permise di vivere in pace e in amore con la bella giovane cristiana.

